Lazzaro. Vieni fuori!

Betania, piccola borgata a ridosso della città santa Gerusalemme. Betania, Beth-Anu, casa di povertà o di afflizione. Un nome che, da secoli, portava inscritto un destino, una chiamata. Un luogo dove – un giorno – sarebbero state raccolte dalla terra delle lacrime preziose.
Betania, luogo dell’accoglienza del pellegrino più famoso della storia. Quell’uomo di Nazareth che si fa Figlio. Che si fa seme – vivificante – per far esplodere la primavera, nel cuore di chi accoglie.

Una storia d’amicizia sincera, fedele e forte, che si prolunga per l’eternità. Regalo promesso da chi, spesso, faceva capolino nella casa degli amici, presentandosi con la schiera dei suoi compagni di viaggio. Una casa accogliente.
L’accoglienza riservata ai forestieri, tanto più agli amici. Una storia di amicizia sincera e vera, quella di Gesù con quei tre fratelli diventati famosi e consegnati alla storia. Una vita semplice, la loro. Stemperata da gesti di ordinaria quotidianità, quelli dal dolce sapore di casa.

Lazzaro, Maria e Marta. Tre. Come la presenza di chi abbraccia la nostra vita. Il dinamismo di Dio. Che si fa Papà. Che mantiene sempre la parola. Un Dio trino, che dilata il suo essere in un abbraccio totale, avvolgente e per sempre. Una storia di amicizia dal nome solenne: alleanza. Sarà così per sempre. Oltre il tempo e lo spazio. Qualcosa che si spinge e ti spinge, più in là.

Anche quel Dio – uomo tra gli uomini – in quella casa di Betania scopre e vive il piacere sincero dell’allegria che nasce quando ci si vuole bene. Gesù ricambia l’amore sincero riservatogli da quei tre amici, alle porte di Gerusalemme. Lì, appena ai piedi della collina, sede della città che rimane nel tempo, la Città Santa.
Betania, casa degli amici sinceri. Porto sicuro, come tappa lungo il cammino. Luogo delle confidenze, delle condivisioni, dell’allegria e del piacere della vita.

E, come tutte le belle storie di amicizia, anche questa incontra il dispiacere della separazione.
La notizia arriva, mentre Gesù era lontano: il tuo amico Lazzaro é morto!
Amarezza e dispiacere per non avergli stretto la mano, prima che se ne andasse per sempre. Dolore.
Di fronte all’inaspettata notizia, tutto si ferma. I progetti programmati si bloccano, la strada riprende, ma per un altro corso. Si torna in quella casa.

Arriva Gesù, quando ormai è troppo tardi. La tradizione vuole, infatti, che l’anima dell’amico morto, passati tre giorni, se ne vada. È il tempo del ritorno alla terra, dentro ad un sepolcro.
L’abbraccio con le amiche, affrante dal dolore, fa scorrere lacrime amare sul volto del Dio fatto uomo. Anche Dio piange!

Aprite il sepolcro! Non importa, se emana odore. Se ne infischia, se la morte sta danzando di felicità per un’altra preda agguantata. Lazzaro, vieni fuori! Nulla è impossibile a Dio.
E così, l’amico Lazzaro ritorna in vita. Riprende l’armonia di una familiarità fatta di amicizia, che diventa, ora ancor più, felicità.

Alda Merini, in una delle sue poesie, scrive che “il Cristo è una mano che ti prende le viscere e ti fa partorire”. Quando entra Lui, tutto diventa vita! Lui sogna soprattutto che l’uomo saggio, che accetta di seguirlo, comprenda che la vita cristiana non è semplice attesa di ciò che si trova oltre la nostra morte: la felicità, la pienezza e il paradiso iniziano in terra.
È risorto, per offrirci la possibilità di vivere da risorti e non da morti!

Il rischio della morte è sempre lì, in agguato: dietro l’angolo o appena un metro prima della meta. Quante morti quotidiane! Quanti cuori schiacciati e aspettative deluse. Quanti progetti infranti e frustrazioni di fallimento.
Il ritmo del cammino della vita dell’uomo è così. Morti quotidiane e la grande morte, come limite al terreno e al finito.

Solo la forza dell’amore sincero e dell’amicizia disinteressata frantumano la pietra di ogni sepolcro.
La potenza dell’amore, ricevuto e donato, abbatte ogni barriera. Ti sbatte dentro al “non spazio” e al “non tempo”, in quella dimensione dove la parola morte non esiste. Dove tutto è solo vita.
È un’iniezione di vita che nasce dalle viscere, vivificate dall’abitare del Risorto.

L’aveva detto il Maestro: ama Dio sopra ogni cosa, ama il prossimo tuo e così, in lui, amerai te stesso.
Ingredienti creativi per una miscela esplosiva, che abbatte ogni barriera e tutto crea e ricrea nel cuore di quel Dio della Vita, che desidera solo dilatarsi nel tempo, affinché ogni uomo capace di innescare il detonatore dell’amore si ritrovi a vivere un’esistenza di paradiso, non solo nell’al di là, ma già e soprattutto nell’al di qua.

Se anche il mio corpo si va disfacendo, non sarò il mio corpo, ma ciò che ho saputo essere nella ferialità del tempo.
E sarà sempre e comunque libera festa, danzando sulle note della più bella canzone d’amore: Dio ti ama!

Lazzaro, vieni fuori! Uomo, vieni fuori.
Espandi la forza di quell’amore che, entrato nelle viscere della tua esistenza, vivifica ogni cosa e abbatte ogni barriera.
L’amore è più forte della morte!

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