Pasqua, dis-abili per accogliere il Risorto

Di mestiere faceva il panettiere. Non aveva mai pensato al significato del suo nome Nathan, “Dio ha dato”.
Come tutte le mattine che non fossero dei giorni comandati era al suo forno mentre la città dormiva.

In quell’anonimo albeggiare, di un dì come un altro, il rumore di passi veloci di sconosciute donne, nella stradina del suo forno, rapisce la sua curiosità.

Le vede passare, donne dal fare guardingo, rapide nel loro incedere, avvolte in lunghi veli e mantelli dai colori scuri che neanche lo vedono. Neppure il primo profumo del pane carpisce loro uno sguardo verso di lui.
Di certo è successo qualcosa di importante – pensa tra sé e sé – il buon fornaio.

Molla tutto e le segue. Il garzone di bottega intanto continua a infornare pane.
Nathan segue il drappello delle donne alla caccia di uno scoop da offrire al chiacchiericcio del mattino dei suoi fedeli avventori.

Appena fuori le mura, ai piedi della ben nota e triste collina, le vede dirette ad una tomba. Nathan sapeva bene di chi era e che solo il facoltoso Giuseppe d’Arimatea se la poteva permettere.
Aveva saputo anche, che quel tizio crepato in croce due giorni prima, quello che si spacciava per il Re dei Giudei, l’avevano sepolto lì. Sapeva pure che avevano ordinato alle guardie di controllare che nessuno smuovesse la pesante pietra, senza autorizzazione.

Non è bastato il tempo per porsi qualche interrogativo, che sente le donne urlare, agitarsi, una crolla a terra, la rialzano, grande agitazione ma … non capisce.
Poi guarda bene e si accorge. La pietra, a chiusura della tomba, non c’era più. Vede le donne che parlano con un uomo da vesti lucenti. No forse si sbaglia era il giardiniere di quel luogo. O no? Sembrava addirittura fossero più di uno, come angeli. Non vede e non capisce. Una cosa sola riuscirà a raccontare poi ai suoi amici “…allora le ho viste tornare di corsa da dove erano venute. Non so dirvi di più!”.

Nathan, ricorda … “Dio ha dato”! La sua parte l’ha fatta.

Nathan sono io, sei tu che leggi e che ascolti. Dio ha dato! Ora tocca a me, a te a noi.

Come le donne di quella primaverile mattina, nuovo giorno di Pasqua. Come gli amici di quel “Re dei Giudei” che hanno dato vita alla storia più incredibile che l’Umanità avesse mai potuto conoscere.
Una storia che si ripete. Oggi.
Il cadavere del “Dio fatto uomo” scompare e riappare come il Vivente – uscito da quel sepolcro – dopo aver frantumato la grossa pietra che divideva la terra dei vivi dal giaciglio dei morti.

La morte è stata annientata. Uno a zero. Ha vinto Lui.

Non è facile capire. Non è comprensibile a chi ama dimostrare le cose. Non basta la mente, non serve la ragione. Per riconoscere quel Vivente il Risorto, occorre essere “diversamente abili”.
Si, disabili. Uomini e donne con una abilità diversa, altra.

Un cieco, non è vero che non vede, con le mani riconosce. Un sordo, non è vero che non può sentire, ti legge le labbra. Un muto, non è vero che non può parlare, può usare tanti mezzi. Un paraplegico, non è vero che non si può muovere. Chi ha una disabilità, ci insegna tante cose. Solo chi ha la pazienza di mettersi alla loro scuola, può capire che ci sono molti modi per comunicare, conoscere, apprendere, scoprire, …

Per entrare a comprendere il mistero della Pasqua, serve un’abilità diversa, quella racchiusa nell’intimo di ciascuno.

Non siamo favoriti dall’incedere di una vita fatta di corse, di cose da fare, di agende e di saccocce da riempire, di relazioni fragili e superficiali e di allegri appagamenti momentanei. Appesantiti dalle tribolazioni e dai malanni, dall’incertezza di un futuro spesso rubato alla serenità e abbandonato all’ansia.

Ma … Dio ha dato. Continua a dare.
Non si è ritirato dal gioco della vita. Il Vivente, il Risorto continua a tendere la mano.
Si fa riconoscere lì dove meno te l’aspetti. Solo chi ha un cuore diversamente abile, lo potrà riconoscere. E allora la vita cambia. Tutto cambia con Lui.
Allora sì, sarà Pasqua e lo sarà ogni giorno. Tempo nuovo, tempo luminoso di una vita piena, dove nessuna pietra potrà far paura, perché Lui le pietre le rotola via, le frantuma.
Anzi no, le trasforma in frantoi per diventare nuovo olio di fragranza.

Buona Pasqua.

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