Sabato santo, un giorno fatto di notte

Non c’è stato funerale solenne per il Cristo.
Bisognava far presto. Tirarlo giù dalla croce e farlo sparire agli occhi. Solo così – finalmente – i gestori del potere religioso e civile del tempo potevano celebrare la loro Pasqua, senza quella temibile presenza tra i piedi.

Il Galileo Gesù non aveva tomba in Gerusalemme.
Qualche tempo prima, di notte, aveva conosciuto un certo Giuseppe d’Arimatea, benestante proprietario terriero e membro del Sinedrio. Uno dei 71 membri della Grande Assemblea di Gerusalemme, massima autorità garante dell’osservanza della Legge.
Il suo incontro con l’uomo della Galilea l’aveva organizzato di notte. Non si poteva permettere di essere “beccato” a parlare con quell’uomo. Molto probabilmente, qualcosa gli diceva che valeva la pena incontrarlo. E così fece. Ma non cambiò nulla.

Sempre di notte – in una seduta straordinaria e non prevista dalla legge – si era riunito il Sinedrio per emettere un verdetto sulla sorte da riservare a Gesù.
Di notte. Serviva per costringere Pilato a far presto e soprattutto far decidere a lui la sentenza che in cuor loro custodivano e desideravano da tempo.

Tutto di notte. Buio e tenebre. Quella tragica morte storica è avvolta dall’oscurità.
Anche mentre l’uomo-Dio lasciava questo mondo, il cielo si fece buio.

Ma dentro a quell’oscurità, il facoltoso membro del Sinedrio, riesce a vedere una luce. Quell’uomo era davvero il Figlio di Dio.

A dirci che c’è la possibilità per tutti – nessuno escluso – di ritrovare luce anche dentro le tante tenebre della vita.

Nel silenzio di questo giorno santo, in punta di piedi e in mezzo al turbinio delle cose da fare, non ci scappi l’occasione per entrare nel cuore di quella tomba. Emblema delle tombe dei nostri cari. Di chi non c’è più, eppure vive in noi.

Quella tomba che ci ricorda le tombe che ci costruiamo con le nostre mani.
Quelle che ci impediscono le relazioni pure e belle.
Quelle che imprigionano i desideri di vivere da cristiani, ma che consegniamo alla cultura perbenista imperante che ci obbliga a pensarla diversamente.
Le tombe che ci negano l’originalità del nostro essere, omologandoci agli altri per paura dei loro giudizi.
Quelle che sconfessano la fedeltà promessa, per seguire altri falsi idoli.

Questo giorno, del grande silenzio della Chiesa, sia occasione propizia per superare ogni paura.
Non avere paura di fare un po’ di silenzio e così sentire sussurrare l’anelito di vita dentro le viscere di quella tomba, che diventerà, nella notte, un grande e gioioso grido di gioia.

Un commento

  1. Gesù, un Dio scomodo allora è ancor di più oggi, lo vogliono nascosto dentro le sacrestia, disturba perché proclama la “verità”.
    Però Lui risoge nella Pasqua cristiana e nei cuori di coloro che scoprono il suo immenso Amore.

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