Pane per aprire gli occhi

Gli occhietti sono vispi – non potrebbe che essere così – incorniciati da fluenti, biondi capelli, ma …non vedono.
Lei è cieca.
Entrata nella scena di questo mondo qualche tempo prima delle due sorelline gemelle, non ha mai visto la luce del sole con gli occhi. Ciò non le impedisce di essere incredibilmente vivace. Comunicativa. Curiosa. Creativa. Chiacchierona. In una parola: uno splendore!

Domenica, anche lei, con le sorelle ed altri ragazzi della sua età, si è seduta attorno alla mensa, preparata al centro della chiesa, per ricevere  – per la prima volta – Gesù nell’Eucaristia.

L’ho fatta sedere al mio fianco. Lei doveva toccare ogni cosa che arrivava o stava su quella mensa sacra. Doveva vedere. Capire cosa stesse per succedere.

Toccò anche il pane, che di lì a poco sarebbe diventato Gesù.

Finito di distribuire il pane-Gesù agli emozionati commensali, avvertii che lei stava parlando per conto suo.

Avvicinai l’orecchio e … sentii una delle professioni di fede più belle udite nella mia vita: “Che buono che era.
Se lo stava dicendo tra lei e lei. Che buono!
Non l’ha visto, ma l’ha sentito. L’ha mangiato. Toccato e mangiato. Era buono.

Erano occhi ciechi anche quelli di quei due discepoli del Maestro.
Delusi, si stavano allontanando da Gerusalemme.

I loro occhi erano impediti a riconoscerlo”: così Giovanni descrive i famosi discepoli di Emmaus.

Il Nazareno aveva chiuso i suoi giorni – e la sua avventura – in una tomba.
Si, è vero: avevano sentito che era risorto, ma non riuscivano a capire. Le donne non erano credibili. E quello che avevano raccontato da Pietro e Giovanni non li aveva convinti. Una cosa troppo grande per loro. Fuori da ogni logica umana.

E così, i discepoli di Emmaus, con il volto triste, amareggiati e scoraggiati, avevocchio vedo non vedoano deciso di tirare i remi in barca. Basta. È finito tutto. Forse, non era vero nulla.

Un ritornello che corre spesso sulle labbra di molti. Di chi non ha occhi per vedere. Di chi non vuole o non sa riconoscere che il Signore Gesù è davvero risorto.

Lui, comunque, è un irriducibile testardo e non molla la presa. Non si arrende. Le prova tutte.

Fu così che, la sera di “quello stesso giorno”, si fece misterioso viandante, accostandosi nel cammino dei due “stolti e lenti di cuore a capire” che erano Clèopa e il suo compagno di disavventura.

Non solo a fianco a loro, ma anche simpatico interprete di una finzione, giusto per capire il grado di comprensione di quei suoi amici che ancora non l’avevano riconosciuto.

Spiega loro le Scritture antiche. Non le cita. Le spiega. Si spinge più in là. Malgrado ciò, non riescono ancora a riconoscerlo.

Arriva la notte e … “fece come se dovesse andare più lontano”; ma l’ospitalità è cosa sacra, quindi accetta l’invito dei due a fermarsi con loro. “Resta con noi che ormai si fa sera”.

Quante volte l’abbiamo sentito e l’abbiamo cantato. Quante volte anche noi, senza pensarci, abbiamo invitato il Risorto a fermarsi alla nostra mensa. Quante volte poi l’abbiamo mangiato. Toccato e mangiato. Quante volte – ahinoi – malgrado ciò, non l’abbiamo riconosciuto come il Vivente.

Per i due alla locanda di Emmaus, sarà attorno a quel tavolo, dove spezza il pane, che lo riconosceranno.

Si aprirono i loro occhi e lo riconobbero” scriverà l’evangelista. Ma Egli sparì. Si sottrasse alla vista degli occhi.
Non significa non esserci più. Non si vede, ma c’è. Quel pane è Lui.

Quanti giorni tristi, alla caccia di un sapore da dare alla vita!
Quante delusioni, per domande mal poste e risposte inappagate!
Quanta fatica, nel ricercare la perfezione in osservanza di regole, che però non riescono a far aprire gli occhi!
Quanta amarezza, se, arrivando alla sera della vita, si mette ancora in dubbio che “risorto” significa che sarà così anche per me!

Non ricordo di essere mai riuscito a dire “com’era buono”. Sono fortunato, nell’aver raccolto dalle labbra di una teologa bambina una così eccelsa e profonda professione di fede. Piacevolmente sorpreso che mi abbia aiutato ad aprire gli occhi proprio chi non li apre come me, ma, forse appunto per questo, sa vedere oltre.

Resta con noi Signore, tu che sei buono. Qui è buio e si fa sera. Non vediamo e siamo disorientati. Abbiamo bisogno di luce e di calore. Spezza ancora – sempre! – il pane della vita. Facci diventare, con te, Eucaristia: capaci di riconoscerti e di rendere grazie, con la nostra fragile esistenza.

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