Bambini, capaci di verità

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“Tasi ti, che te si un bocia” (Taci tu, che sei piccolo): così, a noi bambini, era impedito di intervenire nel dialogo dei grandi. Cose di altri tempi. Sinceramente però, questa cosa mi ha sempre infastidito molto. Non riuscivo a capire il motivo, che forse ho compreso solo ora, in età adulta: i bambini dicono la verità e non sempre è piacevole sentirsela dire.

La purezza del cuore, nel vedere e nel leggere i fatti, in un bambino, ha il sapore della disarmante semplicità e verità.

La scuola dei bambini, ad Aljustrel, in Portogallo, cento anni fa, era  rappresentata dai campi e dalla famiglia. Poca alfabetizzazione e tanto lavoro, per sostenere le povere famiglie. Bambini educati da  genitori semplici che, forse con poche parole, ma con molti esempi, li avevano fatti crescere nel timore e nell’amore di Dio. Così è stato per quelli che conosciamo come i tre pastorelli di Fatima.

La “bella signora” che appare loro stravolge il ritmo semplice dei giorni e, d’incanto, li conduce a diventare ignari protagonisti di vicende che hanno accompagnato un secolo di Storia.

Quei bambini non erano capaci di bugie. Semplici e puri, come lo sono tutti i bambini anche oggi, prima di essere inquinati da un mondo adulto che li fa crescere troppo in fretta. Quel mondo dei grandi, che brucia le tappe belle, rispettose  di una crescita lenta e armoniosa che fortifica.

Nei nostri luoghi di vita, oggi non si sente più il grido di genitori che chiamano per nome.
Chi non ricorda il proprio nome, urlato da genitori che ti richiamavano a casa, perché era tardi o la pasta era nel piatto? Oggi i nostri nomi non vengono più lanciati al vento: ci sono i telefonini, regalati ai piccoli per mantenere il controllo in un mondo cattivo. Usato però, per assecondare tutt’altri desideri.

Francisco e Giacinta, con la cuginetta Lucia, il loro nome lo sentivano spesso risuonare nei campi di quell’area verde, che era in Cova di Iria, nei pressi del loro villaggio.
La voce dei genitori che li richiamava agli obblighi di ogni giorno, in quel 13 maggio di cento anni fa, diventa secondaria, rispetto a quella della “bella Signora” che appare loro.

Inizia per loro, in quel giorno, un tempo intriso di bellezza e di dolore: vengono affidati loro i “segreti” per aiutare il Bene a sconfiggere il Male.
Quello commissionato ad ogni uomo di buona volontà: la preghiera, semplice e potente, del Rosario.
Quelli più intrisi di mistero di cui ancora molto si dibatte e discute, che hanno a che fare con i destini grandi dell’Umanità.

Difficile credere loro. Non è possibile credere a dei bambini semianalfabeti, capaci di gestire un gregge, ma che del mondo non sapevano nulla.

Ancora una volta, Dio scombina la mente degli uomini. Per farlo, sceglie la Madre del Figlio, dei bambini puri e ignoranti e un luogo insignificante per la Storia degli uomini.

Ingredienti attraverso i quali solo Dio può congegnare un piano che noi chiamiamo “salvifico”.

Oggi, quei due piccoli fratellini, morti in tenera età, diventeranno i più giovani Santi della Chiesa, non martiri.

Nella lunga sera prima della sua Passione, Gesù parlando ai suoi amici annuncia che non lo vedranno più, perché andrà a preparare un posto per loro. Non è l’immobiliarista che parla. Che cerca l’appartamento in cui mettere a vivere i suoi amici. Ma Colui che parla di “un posto” non tanto come un luogo, bensì come una presenza e una condizione di vita.

Il vero segreto di Fatima è questo: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”: Gesù. Un uomo-Dio, il Figlio della Bella Signora, di Colei che si prende cura dei destini creati dagli uomini.
La felicità, tanto bramata da ogni uomo, è una Presenza, non un luogo.
La presenza di Colui che si fa bambino, che si fa capire come sanno fare i bambini. Colui che parla con franchezza, semplicità e, soprattutto, nella verità. Non usa mezzi termini. Usa quel linguaggio che scombina i potenti e gli artifizi di chi ama complicarsi la vita perché pensa che la semplicità non sia sinonimo di verità.

Se non diventerete come bambini non avrete accesso alla verità.
Io sono la Verità! Chi vive in me, vive nella pace. Quella pace tanto invocata per il mondo. La pace tanto desiderata da ogni cuore.

Lasciamo i bambini fare i bambini! Lasciamoli parlare come solo loro sanno fare. Impariamo da loro. Leggiamo la vita con gli occhi di chi sa scorgere la verità delle cose, anche, e soprattutto, quando spiazza i nostri progetti e stili di vita, che ci precludono di vivere nella Verità.

Santi Francisco e Giacinta: pregate per noi!

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