Ascensione. Occhi al cielo, piedi a terra

Pietro si era abituato un po’ a tutto. Il nuovo lavoro lo gasava tantissimo. La giacca e la cravatta, che ormai non stringeva più come i primi giorni. Il treno al mattino presto e al calar del sole. Il pranzo nello zainetto. Solite facce, soliti tragitti, soliti gesti. Lo era anche il fugace incontro con il barbone sotto il portico dell’ufficio. Ogni giorno, un rapido sguardo e la monetina lasciata cadere nella mano dello sventurato, seduto accanto al suo fedele cagnolino. Non aveva mai capito se fosse italiano o straniero. Gli faceva pena: “chissà dove dorme”, pensava. Ma nulla di più.

Una mattina di maggio, due ragazze, con un coraggio da vendere, in treno, si scambiavano impressioni sull’incontro di gruppo vissuto qualche giorno prima. Pietro non poteva che ascoltare. Avevano partecipato a un weekend con la Parrocchia. Un ritiro come quelli ai quali anche lui aveva partecipato in età più giovanile col prete della parrocchia. Lui ai suoi amici di scuola, però, non l’aveva mai detto. Troppa vergogna.

Una di loro era rimasta colpita da una frase di Francesco, il Papa: “Non è una buona cosa lanciare al povero solo degli spiccioli. È importante aiutare chi chiede, guardandolo negli occhi e toccando le mani. Buttare i soldi e non guardare negli occhi, non è un gesto da cristiano”. Parole di un impatto forte, per il buon Pietro.

Lui, a quel giovane dalla pelle indurita, seduto a terra con il suo fedele compagno di vita, non aveva neanche mai rivolto la parola. Una scossa scivolò giù dalla schiena.  A questo – meditò –  non ci avevo mai pensato. Mai nessuno in Parrocchia me l’aveva detto. Ci devo provare!

Non fu facile, il mattino seguente. Sentiva l’emozione di un esame. Aveva timore che la sua “divisa” da novello, provetto manager, creasse un muro, tra i due. Appena gli fu vicino, le mani si avvicinarono: una tesa per ricevere la consueta monetina, l’altra invece per stringere quella che sarebbe diventata la sua mano sorella.

Stupore e meraviglia. Non solo le mani si intrecciarono, ma pure gli sguardi. Occhi puntati, mani strette e brividi d’emozione. Una mano che afferrava delicatamente la cravatta a penzoloni, per tirare giù, un po’ più in basso, l’elegante e silenzioso benefattore.

«Ehi, che fai?».
«Non temere: sono mesi che aspettavo questo momento. Scendi giù, siediti un po’ qui con me!».

Rosso in viso, temendo l’incrocio di qualche giovane collega, Pietro accettò e si sedette accanto all’infelice coetaneo, che finalmente svelò il suo dolce accento straniero.
«Piacere, Pedro»: questo non poteva che far sorridere Pietro, nello scoprire che il nuovo incontrato, arrivato da lontano, portava il suo stesso nome.

«Vedi, gli disse Pedro – da qui vedi il mondo da un’altra prospettiva. Lassù, in piedi, a correre, ci sono quelli come te. Presi da mille preoccupazioni, preoccupati di non sporcarsi e di arrivare in tempo a far tutto. Quelli che hanno da dire e ridire su tutto e su tutti. Quelli che sanno!».

Solo allora, Pietro vide gli occhi del suo nuovo amico e si sentì rapito dalla profondità di tanta intensità e bellezza. Si sentì fissato e, misteriosamente, amato da quel ragazzo che aveva fatto della strada la sua casa.

Con lui, vedeva decine di piedi dal passo veloce. Piedi che sostenevano l’andare frenetico di molti e l’incedere lento di altri. Piedi che spostavano storie e vite diverse, uniche e irripetibili. Piedi che sostenevano sogni, desideri, aspirazioni, preoccupazioni, sofferenze e appagamenti.

«Grazie Pedro, per questa finestra che mi hai aperto. Ora devo andare. A presto!».

Il pensiero di quello strano incontro non molla per un attimo Pietro, che solo la domenica successiva riesce a comprenderne il significato. Dopo aver sentito proclamare l’invito di quel Gesù che pensava di conoscere e amare:

testo ascensione

Andate! Fate discepoli! Battezzate! Una richiesta e un programma di vita, lasciato da Gesù ai suoi amici intimi, prima di sparire dai loro occhi, avvolto dalle nubi del cielo.

Battezzare altro non significa che “immergere”!
È come se dicesse: quanti desiderano una vita nuova e diversa, innestateli, metteteli dentro, inseriteli e immergeteli in Dio, che è che un Padre magnanimo, un Figlio amico sincero, uno Spirito che è il respiro buono della vita.

Il prete commenta, ma la mente di Pietro è ferma a Pedro.
Ecco cos’è il battesimo – pensò tra sé – essere incluso in una realtà nuova e diversa. È l’essere dentro un cuore e porre dentro al proprio cuore una prospettiva diversa della vita, quella che passa per i piedi.

Questo aveva scelto Gesù nella sua ultima serata con i suoi fedeli amici: lavare loro i piedi.
Partire dai piedi. Dall’abbassarsi. Dal farsi umili. Dal non guardare le differenze in faccia ad alcuno, ma saper riconoscere l’altro come presenza del Dio della vita.

Gesù sale al cielo e ci lascia battezzati, immersi in Lui, per scrivere vivificanti pagine di storia, arricchite dal nostro saperci abbassare e riconoscerlo presenza viva.

Non vi lascerò soli – ha promesso – sta a voi ritrovarmi dentro le solennità delle chiese e dentro le fenditure delle vostre storie, nei passi di chi interseca il vostro andare.

Pietro, sistematosi per bene in fretta, quel lunedì, ha una grande scoperta da condividere con Pedro.
Ma, arrivato sotto il portico … Pedro non c’è più.

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