Got talent! Tu sei un talento.

È una persona in gamba. Ha davvero un bel talento. Got talent!
I portatori positivi di talenti, che entrano nella schermo TV il sabato sera, catturano risate, lacrime, stupore e meraviglia. Fanno bella mostra di sé. Affrontano giudizi severi di una giuria, capace di far diventare spettacolo, tutto ciò che uno sa fare e mettere in mostra.
Vanesio” – mi sarei sentito dire da una mia antica educatrice suora, ormai passata alla luce divina – “chi si mette in mostra pecca di immodestia. È un superficiale, presuntuoso e vanitoso! E tutto questo non piace a Dio”. Quanti danni, in mezzo a tanto bene, hanno saputo donarci queste povere suore! Cresciute costrette a mortificare ogni capacità, per non peccare!
A sentir parlare Gesù di talenti, mi sembra invece, di sintonizzarmi su tutt’altra frequenza. Ciò che hai, ciò che sei e ciò che possiedi è tutto dono e, in quanto tale, va considerato con la logica del seme da coltivare, affinché porti frutto.
È una fortuna per noi riuscire a leggere la nostra vita alla luce del Vangelo.
Il “talento romano” della parabola evangelica, non è una moneta, ma è una misura di peso, equivale a 100 libbre, che a fine conteggio, significa quasi trentatre chili di argento. Non male averne ricevuti cinque, ma anche uno è già una bella somma.
Si parla di un padrone che a tre servi distribuisce quantità diverse di talenti. La scena centrale del racconto è comunque preceduta da un “prima” e ha un “dopo”. Questa è l’icona della vita!
Fantastico pensare a un Gesù che apprezza, ama e valorizza tutto ciò che uno ha e possiede.
Noi siamo un po’ come i servi della parabola, viviamo con dei talenti, cioè con un patrimonio: la dotazione fisica, psichica, intellettiva e culturale, le abilità lavorative e in genere, le nostre capacità. Noi siamo (anche) la nostra “dotazione”, il nostro patrimonio, tutto quello che entra nel fare, nel saper fare o nel possedere.
Se ancora oggi ascoltassi l’anziana suora, dovrei vergognarmi di essere capace di fare qualcosa. Grazie a Dio, ho avuto anche altri Maestri, che hanno saputo insegnarmi che uno dei condimenti essenziali per far fruttare i “talenti” è l’ambizione.
A volte, ci vergogniamo di parlarne. Sembra che avere ambizione sia brutto. Negativo. “Senza un po’ di ambizione – mi diceva qualche giorno fa un caro amico imprenditore – non vai da nessuna parte”. Condivido e sottoscrivo.
Anche i primi due servi della parabola hanno avuto la loro dose di ambizione. Il desiderio di riuscire e di fare bella figura. E … ce l’hanno fatta! Non solo hanno moltiplicato quanto era stato loro affidato, ma sono stati gratificati al punto di ritrovarsi comproprietari di tutto ciò che apparteneva al padrone.
Chi ha avuto paura (il terzo servo) non ha capito molto. E quel suo solitario talento, è stata la sua morte.
Ho assistito in prima persona, più volte, a investimenti affidati a chi sa moltiplicare il bene che siamo e i beni che possediamo. Persone che si mettono in gioco, sapendo che perdere un po’ di sé a favore di altri è garanzia di produttività.
Spetta a ciascuno sapersi mettere in gioco per mostrare il volto bello della vita, ricchi e poveri – anzi, in questo caso non esiste il povero, perché non esiste al mondo nessuno che non possa donare almeno un sorriso e, spesso, è già molto -.
Proprio oggi, il Presidente della Repubblica ha voluto insignire della massima onorificenza dello Stato, alcune persone che si sono date, investendo i propri talenti per rendere più bello, umano e solidale il mondo.
Non ha avuto timore – il Presidente – di rendere pubblico il bene profuso da alcuni, eletti rappresentati di una moltitudine che sa investire il proprio essere, nella banca della vita. Per loro, anche una medaglia terrena. Per tutti, una medaglia di eternità. Un’eternità che ha il sapore del Cielo e di quel Regno che si costruisce qui su questa terra, anticipo di ciò che sarà un giorno immortale.
Ecco perché ci sono stati dati tanti doni. Ecco svelato il segreto. Con il loro trafficare e moltiplicare, a noi è dato di anticipare il Cielo, qui, sulla terra. Senza false umiltà, ma con l’opportunità di essere gioiosi amministratori di chi, prima di tutto, ha investito su di noi.
Non temere! Tu sei un talento. Sfruttalo!                                                                                                                                                                                                                       d. Effe Bi

 

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