La donna stritola il serpente

Tra i tanti ricordi che arricchiscono i “file” della memoria, con grande ilarità ricordo l’aneddoto divertente del Toni Postin che, con un gruppo di miei compaesani, era a Lourdes, in pellegrinaggio.

Il mattino dell’ultimo giorno, quando ormai il motore del pullman, che li avrebbe ricondotti a casa, era acceso, una di loro si ricordò che non aveva ancora raccolto una bottiglia di acqua, a suo dire “miracolosa”.

Nessun problema. Toni organizza una cavalcata a passo lungo e ben disteso, com’era nella sua abitudine e, presa la Vereconda sottobraccio, si avventurano verso i rubinetti della tanto desiderata acqua.
Ma – ahiloro – la fila per raggiungerli era impressionante, facendo entrare la donna in uno stato di delusione e frustrazione. Il pullman stava per partire e l’acqua non vi sarebbe mai salita con lei. Tornare a casa senza l’acqua di Lourdes era rischiare di sentirsi chiedere se avessi trovato tutto chiuso.

Fu un attimo. El Toni invita la sua amica a chiudere gli occhi e a fidarsi di lui. Presala sottobraccio si mette ad urlare “largo a una cieca, largo a una cieca”. La folla, come d’incanto, aprì un varco che permise ai nostri due di raggiungere l’acqua e farne incetta.

Più tardi, conobbi l’importanza di quell’acqua sgorgata miracolosamente sotto la grotta di Massabielle, come dono della Madonna a Bernardetta.
Con l’acqua, i nostri vecchi si bagnavano gli occhi per aprire il cuore a una preghiera. Riproponevano così, il rito previsto al mattino del Sabato Santo, quando si “scioglievano” le campane a festa e loro, ovunque si trovassero, si inumidivano gli occhi, per poter riconoscere “con occhi nuovi” la presenza del Risorto.

Aveva ragione il Toni con il suo “largo a una cieca”.
Chiedeva di far passare una donna, con gli occhi chiusi, a “dire” simbolicamente il grande desiderio di vedere una luce. Una luce che si vede solo con gli occhi del cuore. Quella “vista” che permette di “vedere” a chi ha un animo dolce, come quello di una donna. Quell’acqua, regalata dalla Madonna, la “Mea Domina”, la Mia Signora, che apre il cuore dei semplici.

Nella festa dell’Immacolata sono molte le persone che sostano davanti alle tante statue di gesso negli altari a lei dedicati, che la presentano come la “donna” che combatte ogni male.
I suoi piedi sono posti sul mondo, dove il demone del male, con arguzia e fantasia, cerca di distogliere l’uomo dalla familiarità con Dio, sostituendolo con mille altri idoli, più accattivanti nel loro porsi.

La Donna, preservata nella sua integrità primordiale di bellezza profonda, è colei che ha la forza di schiacciare la testa del satanico male, sempre in agguato. Ne è immagine il serpente, a cui schiaccia la testa alla fine dei tempi. Per lui, il demone inquieto, la partita sarà persa definitivamente. Forse non sa darsi pace che sia proprio una donna a schiacciare il suo capo. Sarà per questo che, oggi più di ieri, è incattivito e arrabbiato.

Nella festa dell’Immacolata, ci facciamo idealmente pellegrini a Lourdes, in quella grotta dove Maria si presentò ad una bambina, povera e ignorante, e, tramite lei, dichiarò al mondo la sua natura e il suo nome: “Je suis l’Immaculée Conception”.

Maria si è presentata all’Umanità, intercettando il cammino dei semplici, per aiutare ogni uomo di ogni tempo a ricondurre il proprio cammino al disegno primordiale di bellezza che Dio aveva pensato per le sue creature (l’uomo in primis).

Guardare quell’immagine, accendere un lume davanti a Lei, elevare una preghiera, è affidare le sorti della propria vita a Colei che accoglie e raccoglie ogni anelito di serenità e di salute, dell’anima e del corpo.
Sono gesti cari alla pietà popolare, alla semplicità e all’umiltà dei molti, che in Maria trovano ristoro e soprattutto alimentano tanta speranza e serenità.

Ci si presenta a lei, accecati dai mille malanni che offuscano la Bellezza che ci abita. Sono le nostre mediocrità di abitudini e di pensiero. Una bellezza adombrata dalla grettezza dei comportamenti e dei linguaggi. Una bellezza tradita dal nostro vivere come se Dio non c’entrasse nulla con la vita, bastanti a noi stessi, Dei della nostra vita.

Ci rivolgiamo a Lei, mendicanti di Bontà e di Bellezza, quelle che spesso ci preclude il nostro frenetico andare. Maria è il grembo accogliente della Vita, che vince ogni male.
Nel dono di Vita, che è suo Figlio, troviamo, non solo ristoro nel cammino, ma quella luce che non ha nulla a che fare con i tanti luccichii che abbelliscono le nostre strade e le nostre case in questo tempo bello del Natale.

Chiediamo un regalo per questo tempo: occhi nuovi e lavati con un’acqua che nasce da una Parola sacra, ascoltata e pregata, e da un incontro reale con il Cristo, vera luce del mondo. Ogni luce che illuminerà i nostri passi di questi giorni ci riporti alla luce che illumina, non solo il volto di Maria, ma, tramite lei, ogni nostro volto.

Non temiamo se il cammino è nel buio o nella nebbia. Maria ci prende per mano e, per noi e con noi, schiaccia la testa del Male, per vivere carichi di bontà e di bellezza, come Dio desidera. 

Per vivere da uomini e donne, liberi!

d. Effe Bi

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