Roberto, ti ricordi quella sera?

Complice, fu il sorriso contagioso di una donna, che ha fatto corneliadella sua vita una consegna gratuita ai più poveri: i bambini orfani di una guerra che vorremmo dimenticare. Quella guerra che ancor oggi umilia la razza umana. Questa donna, Suor Cornelia, nel suo centro di accoglienza appena oltre la Parrocchia di Medjugorje, mi chiese di presiedere la S. Messa per gli italiani presenti lì, in quello splendido giorno di primaver,a in un’arida terra bosniaca.

Ero un po’ titubante. Non capivo perché dovevo farlo io, al fronte della presenza di confratelli ben più inseriti di me nelle dinamiche dei misteriosi eventi che li sì vivono.

Non potei esimermi e dovetti accettare, dichiarando la mia sconfitta di fronte all’arma potente di un sorriso, espressione di tanta vita vissuta sia pur tra mille difficoltà. La vita di una donna che cerca di raccogliere ogni frammento di carità per dare dignità alla vita di troppi innocenti protagonisti, amputati della cosa più preziosa che possedevano, l’affetto dei genitori.

Poco prima di iniziare la Celebrazione, Romilda, la mia storica sana pellegrina devota di quei luoghi, mi si avvicina e mi segnala che nel salone c’era Roberto Bignoli. Con il classico modo scanzonato di pormi, chiesi chi era. Ma, credetemi, era più per scherzare con lei che altro.
Roberto lo conoscevo bene, perché una certa Paola Maschio inondava la mia casella mail di proposte musicali, concerti e altro di questo cantautore cristiano. Sia benedetta Paola e il suo prezioso lavoro svolto. Benedetta per ciò che sei stata e continuerai ad essere.

Non tentennai, raggiunsi Roberto e cercai di violare il suo riservato desiderio di partecipare, un po’ defilato, all’Eucaristia.

Al termine della Messa, che mi costò un rimbrotto da parte di uno zelantissimo giovane sacerdote che mi accusò di aver violato le norme liturgiche, Roberto intervenne.

Ha spezzato il pane della sua storia, incorniciandola in una dichiarazione di amore viscerale a Maria e ci cantò quell’inno che non è possibile non aver sentito almeno una volta in vita.

Subito dopo, fu … amicizia a prima vista! Come un fulmine. Consumando il sacramentale dei fumatori, ci accordammo per vederci la sera stessa nel nostro albergo. “Dai, veniamo a trovarvi”. “Vi aspettiamo. A dopo”.

bignoli 3Dopo cena arrivò con il suo fido Mario e altri due amici.
Inutile dirvi che fu una serata che, senza enfasi, posso definire “strepitosa”.

Ci raccontò e cantò la travagliata storia di una creatura mal riuscita agli occhi del perfezionismo dei modelli umani, ma straordinariamente bella agli occhi del Creatore. La sua storia!
Storia di sofferenze, umiliazioni, sconfitte, cadute e desideri.
Storia di incontri, che fanno nuova la vita per chi la sa leggere nel suo semplice dipanarsi e manifestarsi.
Storia di conversione del cuore, che si lascia raddrizzare per far convergere il tutto di sé, lungo la linea tracciata da un progetto di vita che ha il sapore dell’Eterno.
Storia di uno scanzonato maturo ragazzone, con i capelli lunghi e stravagante, che vanta il più grande numero di fan che un cantante può avere.
Storia di pensieri e sapienti riflessioni sull’esistenza, l’educazione, le relazioni e lo stile di vita moderno, tutte ben confezionate come fosse una tesi di laurea dell’Università della strada. Laureato a pieni voti!

Di quella strada lungo la quale – raccontò – ebbe il favore Celeste di trovare il riscatto ad una vita che rischiava di restare ai margini se non addirittura ad essere scartata. Come – ahimè – succede a molti ancor oggi.
Il suo faticoso deambulare divenne invece la sua forza. Lo scatto di chi si trova in pista, pronto a correre, trascinando con lui quanti la Provvidenza gli fa incontrare.
Noi, in quella sera indimenticabile, eravamo tra questi.

Quella sera, si divertì molto anche lui. Oltre a Mario, completamento non solo artistico ma fraterno e umano, c’era anche Max (anche se ricordo bene il nome) che ci fece ridere, cantare e ballare.
Roberto, sapientemente, riuscì a leggere, per noi, tutto ciò che stava accadend,o ricordandoci che la vita di chi vive di Dio, è una vera allegria. Quella che scava il cuore, accarezza le vene doloranti ed esplode in un sorriso.

Ricordo bene quando ci disse che si dovrebbero organizzare serate così negli alberghi dei pellegrini. Per donare – sempre per donare – emozioni e messaggi a prolungamento di quanto si vive e sperimenta in quella terra.

Quella serata fu un’autentica ballata … una “Ballata per Maria”! E fu solo un inizio, il finale lo vedremo con lui, un giorno, dentro il cuore di Dio, dove il suo cuore ha ripreso a battere.

Ciao Roberto, vola leggiadro e, ora che puoi duettare con Maria, rovesciateci da lassù, ancora e sempre nuove emozioni per assaporare il piacere di sentirci figli amati, fratelli amanti.

d. Fabrizio Bagnara

 

 

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